Sono 35 anni che insegno Karate ad Aprilia, ho formato tantissimi atleti in questo periodo, nel mio percorso marziale, ho avuto tantissime soddisfazioni personali.
Ho avuto l'onore di avere come Guida il Maestro Hidetoshi Nakahashi. Nel mio percorso ho conosciuto tantissimi maestri, dai quali ho appreso un pezzetto del loro sapere: il Maestro Iwasa Sei, il Maestro Raul Gutierrez.
Un maestro che ho avuto il piacere di conoscere è stato il Maestro Francesco Santonocito, che chiamavo mio fratello, una persona fantastica fuori dal normale, che mi ha trasmesso molte cose interessanti.
Sono il responsabile del settore Karate della regione Lazio OPES ITALIA
Sono il presidente del Gruppo Maestri Uniti Arti Marziali Italia
sono il D.T. Nazionale del K. Shock Defense, il mio sistema di Difesa Personale.









Presidente Nazionale Gruppo Maestri Riuniti Arti Marziali Italia
Responsabile regione Lazio settore Karate Opes Italia
Direttore Tecnico K. Shock Defense "sistema di Difesa Personale"

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Parliamo del Karate Shito Ryu: Il Karate Shito Ryu affonda le sue radici nella sintesi magistrale delle due principali correnti storiche dell'isola di Okinawa: lo Shuri-te e il Naha-te
Fondato ufficialmente nel 1934 (ma registrato nel 1939) dal Maestro Kenwa Mabuni, questo stile è unico per la sua capacità di unire la velocità lineare e l'esplosività di una scuola con la forza circolare e la respirazione profonda dell'altra.
1. I due pilastri: Itosu e Higaonna
Il nome stesso "Shito" è un omaggio ai due grandi Maestri di Mabuni. In giapponese, i nomi dei maestri possono essere letti attraverso i loro Kanji (ideogrammi):
"Shi"(糸): Deriva dal maestro Anko Itosu, maestro dello Shuri-te. Da lui, lo Shito-Ryu eredita tecniche veloci, posizioni naturali e kata come i Pinan.
"To" (東) : Deriva dal maestro Kanryo Higaonna, maestro del Naha-te. Da lui derivano la potenza, i movimenti circolari, le posizioni basse e i kata come Sanchin.
2. Una sintesi enciclopedica:
Mentre molti stili si sono concentrati su una singola filosofia di combattimento, Kenwa Mabuni scelse di non scartare nulla. Lo Shito Ryu è infatti noto per avere il repertorio di kata (forme) più vasto in assoluto (oltre 60). Oltre ai due maestri principali, Mabuni integrò insegnamenti di:
1. Seisho Aragaki: Per le tecniche di lotta e i kata più antichi.
2. Go Kenki: Un maestro cinese che introdusse influenze dello "Stile della Gru Bianca" ( Fujian White Crane).
3. Filosofia e caratteristiche tecniche:
Le radici dello Shito-Ryu non sono solo fisiche, ma anche filosofiche. Mabuni coniò il concetto di "Kunshi no Ken" (il pugno del gentiluomo), sottolineando che il Karate serve a forgiare il carattere e non per l'aggressività.
Tecnicamente, lo stile si basa su cinque principi di difesa (Uke No Go Rin):
1. Rakka: bloccare con forza (come un fiore che cade).
2. Ryusui: deviare morbidamente (come l'acqua che scorre).
3. Kushin: controllare la distanza tramite l'estensione e la contrazione del corpo.
4. Tentei: spostamenti rapidi per cambiare angolazione.
5. Hangeki: contrattacco simultaneo alla parata.
GLI INSEGNAMENTI DEL KOBUDO DEL MAESTRO KENWA MABUNI:
L'integrazione del Kobudo (l'arte delle armi tradizionali) nello Shito-Ryu non è un elemento secondario, ma una parte integrante della visione di Kenwa Mabuni. Egli era convinto che un vero karateka dovesse essere completo e, per questo, studiò sotto i più grandi esperti di armi del suo tempo, come Sakumoto e lo stesso Aragaki.
Ecco come il maneggio delle armi ha influenzato e plasmato le tecniche a mano nuda che si praticano oggi:
1. Il concetto di "Leva" e "Potenza Circolare"
Nello studio del Bo (il bastone lungo circa 180 cm), si impara a generare una forza enorme utilizzando la leva delle braccia e la rotazione delle anche.
Nel Karate: Questa stessa meccanica viene applicata nelle parate medie e basse dello Shito-Ryu. Molte tecniche di braccio non sono solo "colpi", ma simulano il movimento di un bastone che devia o spezza l'attacco avversario sfruttando la rotazione del polso.
2. I Sai e la difesa "a forbice"
I Sai (i pugnali a tridente non affilati) sono fondamentali per capire la struttura delle parate dello Shito-Ryu.
Nel Karate: Il movimento di parata incrociata (Manji-Uke) o la parata alta rinforzata derivano direttamente dalla struttura dei Sai, progettati per "agganciare" la lama di una katana o il colpo di un bastone. L'idea di colpire con la nocca del dito indice (Nakadaka-ken) richiama spesso la punta del Sai.
3. La gestione della distanza (Ma-ai)
Maneggiare armi di diverse lunghezze (dal lungo Bo ai corti Tonfa) ha permesso a Mabuni di codificare una gestione della distanza estremamente precisa:
Lungo raggio: Influenzato dal Bo, lo Shito-Ryu utilizza spostamenti rapidi e lineari.
Corto raggio: Influenzato da armi corte come i Tonfa, lo stile insegna a combattere "corpo a corpo" usando i gomiti e le ginocchia per proteggere i centri vitali.
4. Il "Corpo come un'Arma"
Mabuni insegnava che la transizione tra mani nude e armi deve essere invisibile. Molti kata di Shito-Ryu hanno versioni speculari con le armi:
Esistono versioni del kata Sochin o Kururunfa che possono essere interpretate pensando di avere dei Sai o un Bo tra le mani. Questo rende i movimenti del corpo estremamente solidi e stabili, poiché devono "reggere" il peso inerziale di un oggetto esterno.
STORIA DELLE ARMI DEL KOBUDO:
Il Kobudo di Okinawa è un’arte marziale affascinante perché nasce dalla necessità e dall'ingegno. La sua storia è legata a doppio filo a quella del Karate: mentre il Karate è l'arte della "mano vuota", il Kobudo è lo studio delle armi tradizionali.
La leggenda narra che queste armi si siano evolute da attrezzi agricoli o strumenti quotidiani usati dai contadini e pescatori di Okinawa per difendersi dai samurai invasori, dopo che nel 1477 (e successivamente nel 1609) fu imposto il divieto di possedere spade o armi convenzionali.
Ecco la storia e l'origine delle armi principali:
1. Bo (Bastone)
Il Bo è considerato il "re" delle armi del Kobudo. Lungo circa 180 cm (6 piedi), deriva quasi certamente dal Tenbin: un bilanciere di legno appoggiato sulle spalle per trasportare ceste di pesce, secchi d'acqua o raccolto.
Utilizzo: Sfrutta la leva e la lunghezza per colpi di punta, rotazioni e parate a distanza.
2. Nunchaku (Bastone a due sezioni)
Forse l'arma più famosa grazie a Bruce Lee. Contrariamente alla credenza popolare che lo vede come un correggiato per il grano, l'origine più probabile è il morso per cavalli (o una briglia in legno) oppure uno strumento per scortecciare il riso.
Utilizzo: Basato sull'energia cinetica e la velocità, serviva per colpire con forza e disarmare l'avversario.
3. Tonfa (Impugnatura per macina)
Il Tonfa è nato come il manico di legno inserito in una macina di pietra per girarla e macinare il grano. Veniva usato in coppia.
Utilizzo: La sua forma a "L" protegge l'avambraccio dai colpi di spada e permette colpi circolari devastanti. Oggi è il predecessore del manganello a "T" in dotazione a molte polizie del mondo.
4. Sai (Tridente metallico)
A differenza delle altre, il Sai non era uno strumento agricolo ma un'arma di derivazione indo-malese (legata al Trishula). Veniva spesso utilizzato dai funzionari di polizia di Okinawa (Chiku-don Pechin) per arrestare criminali senza ucciderli.
Utilizzo: Serviva per parare, bloccare le lame delle spade e colpire di punta o con il pomo. Spesso se ne portavano tre (due in mano e uno di riserva nella cintura).
5. Kama (Falci)
Il Kama è l'unica arma del Kobudo che mantiene una lama metallica. È la classica falcetta per mietere il riso.
Utilizzo: Si usano in coppia. Essendo armi da taglio e aggancio, sono estremamente pericolose e richiedono una precisione assoluta per non ferirsi durante la manipolazione.
6. Eku (Remo)
L’Eku è il tradizionale remo dei pescatori di Okinawa. I pescatori dovevano sapersi difendere anche in spiaggia o sulle barche.
Curiosità: Una tecnica tipica dell'Eku consiste nello scagliare la sabbia negli occhi dell'avversario con la punta del remo prima di colpire.
7. Altre armi "minori"
Tekko: Sorta di "tirapugni" derivato dalle staffe dei cavalli o da ferri di cavallo adattati.
Tinbe-Rochin: Composto da un piccolo scudo (spesso un guscio di tartaruga) e una corta lancia.
Surujin: Una catena o corda con pesi alle estremità, derivata dagli strumenti per legare il bestiame.
Perché studiarle oggi?
Oggi il Kobudo non si studia per combattere in strada, ma per migliorare la coordinazione, la forza degli avambracci e la comprensione della distanza. Ogni arma è un’estensione del corpo e richiede i medesimi principi di equilibrio e respirazione del Karate.
Nota storica: Molti maestri di Karate del passato (come Funakoshi o Mabuni) erano esperti di Kobudo, poiché le due discipline erano considerate facce della stessa medaglia.
I KATAE DELLO STILE SHITO RYU:
Lo stile Shito-ryu, fondato dal Maestro Kenwa Mabuni nel 1934, è noto per avere il curriculum di kata più vasto tra i quattro stili principali del Karate.
Mabuni unì le due grandi tradizioni di Okinawa: lo Shuri-te (rapido e lineare, appreso da Itosu Anko) e il Naha-te (potente e circolare, appreso da Higaonna Kanryo). A queste aggiunse influenze dal Tomari-te e dal Kung Fu della Gru Bianca.
Ecco una suddivisione dei kata principali che compongono l'anima dello Shito-ryu:
1. Il lignaggio di Itosu Anko (Shuri-te)
Questi kata enfatizzano la velocità, i movimenti lineari e le posizioni come lo Zenkutsu-dachi e lo Kokutsu-dachi.
Pinan (da Shodan a Godan): I cinque kata di base creati per l'insegnamento nelle scuole.
Naifanchin (Shodan, Nidan, Sandan): Fondamentali per il lavoro d'anca e la stabilità laterale.
Bassai Dai / Bassai Sho: "Penetrare la fortezza".
Koshokun (Dai / Sho / Shiho): Conosciuti anche come Kanku in altri stili.
Jion, Jiin e Jitte: Spesso definiti "kata del tempio".
Rohai (Shodan, Nidan, Sandan): Movimenti eleganti simili a un airone.
2. Il lignaggio di Higaonna Kanryo (Naha-te)
Questi kata si concentrano sulla respirazione controllata (Ibuki), sulla forza interna e su posizioni più corte e radicate come il Sanchin-dachi.
Sanchin: Il kata della "tre battaglie", pilastro dello sviluppo muscolare e respiratorio.
Tensho: Creato da Chojun Miyagi (Goju-ryu), ma integrato da Mabuni; enfatizza la fluidità delle mani.
Saifa: "Distruggere e colpire".
Seienchin: "Marciare lontano nella tempesta".
Seisan: Uno dei kata più antichi, con diverse varianti.
Kururunfa: Movimenti evasivi e tecniche di proiezione.
Suparinpei: Il kata più lungo e complesso della tradizione Naha-te.
3. I Kata creati da Kenwa Mabuni
Il fondatore sviluppò dei kata specifici per sintetizzare i suoi insegnamenti o per scopi didattici.
Aoyagi (Seiryu): Creato specificamente per la difesa personale femminile.
Miojo: Un kata breve e dinamico.
Shinpa: Ispirato alle tecniche cinesi apprese da Go Kenki.
Matsukaze: "Vento tra i pini".
4. Kata di altre influenze (Tomari-te e White Crane)
Mabuni era un ricercatore instancabile e incluse nel sistema anche forme provenienti da altri maestri:
Niseishi: (Conosciuto come Nijushiho).
Unshu: Caratterizzato da movimenti esplosivi e simulazioni di combattimento a terra.
Wanshu: (Conosciuto come Empi).
Ananko: Un kata fondamentale per il ritmo e la precisione.
Papuren / Hakucho: Derivanti dallo stile della Gru Bianca di Canton.
Perché sono così tanti?
Mabuni Kenwa credeva che il Kata fosse l'essenza stessa del Karate. Il suo motto era "Kunshi no Ken" (il pugno del gentiluomo). Conservando oltre 60 kata, voleva assicurarsi che nessuna tecnica dei vecchi maestri andasse perduta, creando un "enciclopedia vivente" delle arti marziali di Okinawa.
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